Nell’eremo è giunto un manoscritto inviato dall’amato borgo. Il plico è stato consegnato all’abate.
Dopo la parca cena serale l’abate ha letto con curiosità il racconto contenuto nel papiro.
Racconta di un dialogo avvenuto in uno dei conventi dell’ordine fra un chierico, devoto alla causa, e un’eretica che ha lasciato l’ortodossia infastidita dal nulla presente nei conventi sparsi per la pianura.
Ecco i brani più significativi del dialogo:
Chierico: ma tu cara sorella con chi stai?
Sorella: con il mio pensiero, io ragiono con la mia testa.
Chierico: cara mia non farai mai strada nell’ordine, non hai capito nulla!
Sorella: caro mio io non ambisco a simile onore, lascio a voi simili incombenza!
Chierico: voi eretici non capite nulla, io sostengo nel bene e nel male il nostro amato parroco, lui ci conduce sul percorso della verità e della ricerca della luce. Come vi permettete di mettere in discussione il suo verbo?
Sorella: ho fatto bene a lasciare il convento e l’ordine, se prevale la tua logica caro chierico l’ordine è destinato all’estinzione.
Il chierico infastidito non rispose e si allontanò.
L’abate, letto il racconto, pensò alla decadenza dell’ordine, se persino i chierici si erano adeguati all’ordine costituito, come delle piccole guardie rosse, non esisteva speranza.
In lui ritornarono in mente gli anni della gioventù, le lotte nelle scuole e nelle piazze per una società migliore, le lotte nell’ordine del sole dell’avvenire per il rinnovamento, la non conformità al potere.
Nei suoi anni giovanili non aveva mai ringraziato i grandi abati del tempo per avergli concesso qualche istante di partecipazione, lui se li conquistava.
Ora la devozione al parroco è divenuto il primo comandamento, l’infallibilità sancita dal concilio di Trento ritorna di moda.
Chi mette in discussione il verbo viene emarginato e messo al rogo come ai tempi della santa inquisizione.
Agli eretici non rimane che intraprendere un nuovo viaggio, con i chierici, i diaconi e i tanti parroci ossequiosi sparsi per la pianura non c’e’ futuro.
Continuino pure ad auto celebrarsi fra loro, nei loro ritiri spirituali sempre più deserti, continuino pure a recitare i loro vespri, qua e la sparsi per il territorio nascono nuovi movimenti, nuove rivolte contro il decadimento.
Prima o poi capiranno, ma per loro sarà troppo tardi.